Il Dottor Roberto

scritto da Pino Cuomo
Scritto 23 ore fa • Pubblicato 8 ore fa • Revisionato 8 ore fa
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Immagine di Pino Cuomo
Autore del testo Pino Cuomo
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Dedicata al Dottor Roberto, amico mio, farmacista dal cuore antico. A te, custode di rimedi segreti, che sai trasformare un bancone di legno in un porto di luce e distillare la speranza per aiutare il prossimo...
- Nota dell'autore Pino Cuomo

Testo: Il Dottor Roberto
di Pino Cuomo

In un quartiere popoloso di una grande città, dove il rumore del traffico e il correre della gente riempivano le strade fin dalle prime luci dell'alba, c'era un angolo in cui il tempo sembrava scorrere con un ritmo diverso. Era una farmacia, ma non una di quelle moderne, fredde e lucide di neon. Questa aveva il sapore delle cose antiche, il profumo dolce della camomilla e quello pungente degli oli essenziali.

Dietro quel bancone viveva il dottor Roberto.

Roberto era un giovane farmacista con il cuore antico. Aveva grandi qualità e una dedizione totale per il suo lavoro, ma la sua vera dote non stava nei farmaci che poggiava sul vetro del bancone: stava nel modo in cui lo faceva. Non lo si vedeva mai arrabbiato o spazientito, nemmeno nelle giornate d'inverno quando la farmacia si riempiva di colpi di tosse e sguardi stanchi. Per ognuno Roberto aveva una parola di conforto, un sorriso sincero che curava l'anima prima ancora che le medicine guarissero il corpo. Sapeva che spesso, dietro la richiesta di uno sciroppo, si nascondeva solo il bisogno di essere ascoltati. Per lui la gentilezza non era un dovere, ma l'ingrediente principale di ogni cura.

Un giorno, mentre il sole di un pomeriggio qualunque cominciava a calare dietro i palazzoni del quartiere, la porta della farmacia si aprì con un leggero tintinnio.

Entrò una bambina, avrà avuto sì e no sette anni, con due grandi occhi scuri che sembravano contenere tutta la malinconia del mondo. Non stringeva in mano la solita ricetta spiegazzata, ma un piccolo pezzo di carta strappato, sul quale aveva disegnato con una matita spuntata una luna racchiusa in una gabbia. Si avvicinò al bancone a piccoli passi, quasi timorosa di disturbare.

Roberto si chinò subito verso di lei, poggiando le mani sul legno, e le rivolse il suo sorriso più rassicurante: Dimmi, piccola. Come posso aiutarti? Che cosa ti ha portato da me?

La bambina sollevò lo sguardo, tese la mano con il disegno e con una voce che era poco più di un sussurro, disse: Mio nonno non riesce più a dormire. Dice che la notte è diventata troppo buia e pesante, e che i sogni si sono persi tra i tetti della città. Io vorrei comprare un po' di luce per mandare via i suoi incubi. Quanto costa la medicina per farlo sognare di nuovo?

Roberto guardò quel disegno, poi fissò gli occhi della bambina. Sentì un brivido leggero, quella vibrazione che solo le cose pure sanno dare. Molti avrebbero sorriso con condiscendenza, liquidando la richiesta come una fantasia infantile. Ma Roberto no. Lui sapeva che i dolori dello spirito hanno bisogno di rimedi speciali.

Rimase un attimo in silenzio, riflettendo. Poi, con un gesto calmo, si voltò e si diresse verso il retro della farmacia, dove conservava le preparazioni più rare. Aprì un vecchio cassetto di legno che profumava di lavanda e ne tirò fuori un boccettino di vetro ambrato, completamente vuoto, ma pulito e lucente. Tornò al bancone, prese un piccolo imbuto d'argento e, guardando la bambina negli occhi, cominciò a parlare con quella sua voce calda che trasmetteva pace.

Vedi, questa è una medicina molto rara. Non si fabbrica in laboratorio. Per riempire questo flacone, stasera dovrai fare una cosa importante. Quando tuo nonno sarà a letto, ti siederai accanto a lui e gli racconterai una storia della tua giornata. Gli racconterai di come i tuoi piedi hanno camminato sulle strade della città, di un fiore che è riuscito a crescere tra le crepe del cemento, o del sorriso che ci siamo scambiati io e te in questo momento. Ogni parola dolce che pronuncerai si trasformerà in un granello di luce che entrerà in questo boccettino.

Roberto tappò il flaconcino vuoto con un pezzo di sughero e lo tese alla bambina.

E poi, continuò, quando lui si sarà addormentato, stapperai il boccettino vicino al suo cuscino. La luce dei tuoi ricordi e della tua voce volerà nella sua mente, e i sogni torneranno. Ma una medicina così potente ha un costo.

La bambina strinse il boccettino al petto, improvvisamente preoccupata: Io non ho soldi...

Roberto scosse la testa, e i suoi occhi brillarono di una luce sincera: I soldi non servono per queste cose. Il prezzo è una promessa: promettimi che, qualunque cosa accada, non smetterai mai di cercare la bellezza nelle piccole cose di questo quartiere e di raccontarla a chi ne ha bisogno.

La bambina accettò con un sorriso che illuminò l'intera farmacia e corse fuori, stringendo il suo tesoro di vetro.

Quella notte, il silenzio del grande quartiere si fece più leggero. Accanto al letto del nonno, la bambina tolse il tappo di sughero e lasciò che l'invisibile luce delle sue parole accarezzasse i pensieri dell'anziano. Per la prima volta dopo tanto tempo, il vecchio tornò a sognare: sognò  della sua gioventù, della sua amata, il suo lavoro di costruire le strade di cemento che si trasformavano in prati fioriti.

Il mattino seguente, quando il dottor Roberto aprì la farmacia, trovò qualcosa di insolito sul bancone di legno. Accanto alla bilancia di precisione, proprio dove il giorno prima c'era il disegno della bambina, era posato un piccolo fiore di campo, fresco e bagnato di rugiada, che profumava di vento e di libertà. Eppure, le finestre erano rimaste chiuse e la porta era sbarrata.

Da quel giorno, chiunque entrasse in farmacia giurava di avvertire un leggero calore nell'aria e un profumo sottile che ricordava l'infanzia. Roberto continuò il suo lavoro, giorno dopo giorno, con la stessa calma e lo stesso sorriso di sempre. Ma da allora, tra una scatola di compresse e uno sciroppo, i pazienti compresero che la vera cura non era scritta sulle ricette. Era in quella speranza  invisibile che unisce il cuore di chi ascolta a quello di chi soffre; una magia silenziosa, capace di trasformare un angolo di cemento in un rifugio d'anime, dove anche la notte più buia, prima o poi, deve cedere il passo alla luce.

 

Dedicata a Roberto, amico mio e farmacista dal cuore antico. A te, custode di rimedi segreti, che sai trasformare un bancone di legno in un porto di luce e distillare la speranza dove il buio sembra più denso. Perché la tua medicina più potente non si vende, si dona: ed è quella che guarisce il cuore…

 

Il Dottor Roberto testo di Pino Cuomo
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